Biografia
Edoardo Raspelli è uno dei nomi più riconoscibili del giornalismo enogastronomico italiano. Giornalista, scrittore, critico gastronomico e volto televisivo, in oltre cinquant'anni di carriera ha raccontato ristoranti, prodotti, territori e tradizioni, contribuendo a trasformare la critica gastronomica in un vero genere giornalistico.
Gli inizi nel giornalismo
Nato a Milano il 19 giugno 1949, si avvicina molto presto al giornalismo. Ancora giovanissimo comincia a scrivere e nel 1971, a soli 22 anni, viene assunto da Giovanni Spadolini al Corriere d'Informazione, edizione pomeridiana del Corriere della Sera. Sono gli anni più difficili della cronaca milanese e italiana: Raspelli si occupa inizialmente di cronaca nera e segue da vicino gli avvenimenti degli anni di piombo. Nel 1973 diventa giornalista professionista. La svolta arriva due anni dopo.
La nascita della critica gastronomica
Il 10 ottobre 1975 il direttore Cesare Lanza gli affida una pagina dedicata ai ristoranti. L'idea è semplice e, per l'epoca, rivoluzionaria: andare nei locali, mangiare come un normale cliente, pagare il conto e raccontare senza sconti ciò che arriva nel piatto. Nasce così anche «Il Faccino Nero», la rubrica dedicata alle recensioni negative dei ristoranti.
Raspelli costruisce progressivamente uno stile personale basato sull'indipendenza del giudizio, sulla conoscenza della materia e su una regola destinata a caratterizzare tutta la sua carriera: un critico deve poter raccontare non soltanto ciò che funziona, ma anche ciò che non funziona. Una scelta che gli procura notorietà, discussioni, querele e persino minacce, ma che contribuisce anche a renderlo una delle firme più autorevoli e riconoscibili della critica gastronomica italiana.
Dai giornali alle grandi guide gastronomiche
Nel corso della sua lunga carriera collabora con alcune delle principali testate italiane. La sua attività si lega anche al Gambero Rosso, negli anni in cui era supplemento de il manifesto, e alla Guida dei Ristoranti d'Italia de L'Espresso, della quale è stato tra i fondatori nel 1978 e successivamente responsabile e supervisore.
Il cibo, nel suo giornalismo, non è però mai soltanto cucina: dietro un prodotto o un piatto ci sono agricoltori, allevatori, artigiani, ristoratori, paesaggi e comunità. È questa attenzione al rapporto tra gastronomia e territorio a diventare uno degli elementi centrali della seconda parte della sua carriera.
Edoardo Raspelli in televisione
Alla carta stampata si affianca progressivamente la televisione. Raspelli partecipa e conduce diversi programmi, tra cui Che fai, mangi?, Eat Parade, Psyco e Attenti al lupo, ma il programma che più di ogni altro lega il suo volto al grande pubblico è Melaverde. Dal 1998 diventa uno dei protagonisti della trasmissione, prima su Rete 4 e successivamente su Canale 5.
Per oltre vent'anni attraversa l'Italia raccontando produzioni agricole, allevamenti, cucina, artigianato alimentare, tradizioni locali e persone che custodiscono il patrimonio enogastronomico del Paese. Quando nel 2019 si conclude la sua esperienza con Melaverde, il bilancio è di 21 anni e 614 puntate: un percorso che lo ha reso non soltanto un critico conosciuto dagli addetti ai lavori, ma un divulgatore capace di portare nelle case degli italiani la cultura del cibo e dei territori.
Cinquant'anni di critica gastronomica
Nel 2025 ha celebrato un traguardo particolarmente significativo: cinquant'anni di critica gastronomica, contando dal debutto della pagina dei ristoranti del Corriere d'Informazione del 10 ottobre 1975. Mezzo secolo durante il quale il mondo della ristorazione è cambiato profondamente — gli chef, il linguaggio della cucina, il rapporto con i media e il modo stesso di raccontare il cibo.
Raspelli ha attraversato tutte queste trasformazioni mantenendo una cifra riconoscibile: giudicare ciò che assaggia senza separare la qualità del prodotto dalla serietà di chi lo realizza. Parallelamente alla critica, ha continuato a raccontare l'Italia dei territori e delle produzioni attraverso giornali, libri, televisione, incontri pubblici e nuovi progetti editoriali e televisivi.
Un giornalista prima ancora che un critico
Definirlo soltanto un critico gastronomico rischia quindi di raccontarne solo una parte. La sua storia nasce dal giornalismo di cronaca, passa attraverso la nascita della moderna critica dei ristoranti e arriva alla divulgazione televisiva dedicata al patrimonio agroalimentare italiano. Dalla cronaca degli anni di piombo ai tavoli dei ristoranti, dalle grandi guide gastronomiche alle campagne raccontate in televisione, il filo conduttore è rimasto quello del giornalista: andare sul posto, osservare, verificare e poi raccontare.
Cinquant'anni dopo quel primo «faccino nero», il suo nome continua a rappresentare un modo preciso di intendere la critica gastronomica: competente, riconoscibile e, soprattutto, indipendente.


