Il Museo dei Cuochi
Palazzo Caracciolo · Corso Umberto I, 66038 Villa Santa Maria (CH), all'interno del Polo Museale comunale
Il Museo dei Cuochi raccoglie le testimonianze dei cuochi di Villa Santa Maria e di chi ha lavorato negli alberghi e nei ristoranti: cuochi, maître, barman, portieri, direttori d'albergo. Documenti, fotografie, attestati e attrezzi originali ricordano i villesi che hanno guidato le cucine di grandi alberghi, ristoranti e case nobiliari in Italia e nel mondo.
Il museo è nel palazzo della famiglia Caracciolo in Corso Umberto I, oggi di proprietà del Comune, e apre le sue porte sul cortile del palazzo. La sede è stata inaugurata nel 2019, durante la 41ª Rassegna. La raccolta è divisa in tre sezioni: documenti, fotografie e materiali (libri, utensili, divise). Dieci pannelli espositivi guidano il visitatore dalle origini della cucina villese ai grandi chef e alla formazione alberghiera.
Secondo la tradizione tutto comincia con i principi Caracciolo, signori del paese dalla metà del Cinquecento: nel loro castello, durante le battute di caccia, i villesi si improvvisavano cuochi e camerieri, e lì sarebbe nata la prima scuola alberghiera. Più tardi, a Napoli, i cuochi villesi presero dai colleghi francesi il titolo di monsieur, che in dialetto divenne «munzù»: il Signor Cuoco.
Fra le storie dei pannelli c'è quella di Nicola Sabatini, che vinse una gara di pasticceria con un orologio di zucchero senza lancette e spiegò alla giuria: «L'Arte del cuoco non può segnare il tempo». Nicola Palumbo, emigrato a Nagasaki nel 1880, fu ricevuto dall'imperatore del Giappone. E si racconta che durante la guerra sette cuochi villesi dell'Hotel Excelsior di Roma, dove Kesselring aveva il suo quartier generale, chiesero come ricompensa che il paese fosse risparmiato.


